Quattro cifre pubblicate, e una quinta che decide se si può installare
Le migliori stufe a legna del 2026
Una stufa a legna è un focolare, un’uscita fumi e una porta, e quasi ogni annuncio pubblica su di lei le stesse quattro cifre: la potenza nominale in kilowatt, il rendimento in percentuale, il volume riscaldabile in metri cubi e il diametro della canna fumaria in millimetri. Tre di queste sono confrontabili fra costruttori. La quarta — il volume riscaldabile — non lo è, ed è proprio quella su cui chi compra si appoggia di più. Si ricava dalla potenza nominale contro uno standard di edificio presupposto, e ogni costruttore ne presuppone uno diverso: due stufe da 6 kW di questo scaffale dichiarano rispettivamente 120 m³ e 180 m³, e la differenza è un’ipotesi sull’isolamento, non una differenza fra le stufe. Il numero che davvero vincola una stanza è la potenza nominale, e la regola pratica del mestiere — all’incirca 1 kW ogni 10 m² in una stanza ragionevolmente isolata — mette quasi tutte queste stufe nella stessa fascia. Poi l’uscita fumi: il suo diametro e il fatto che esca dall’alto o dal retro decide quale tubo la collegherà, e un’uscita posteriore su una stufa che deve stare in un angolo è un problema di montaggio che nessuna scheda tecnica descrive. Infine l’omologazione: la norma europea per le stufe da ambiente e, in Germania, lo stadio di emissione che l’apparecchio rispetta — la cosa che decide se una stufa possa essere collegata legalmente. Confrontiamo potenza nominale, rendimento, tiraggio richiesto, diametro uscita fumi, temperatura dei fumi, emissioni, norma citata, etichetta energetica, costruzione, misure e peso.